C’è sempre molto rammarico quando, all’interno di un sito come il nostro, completamente dedicato allo sport dilettantistico e fonte di informazione importante per tutte quelle piccole realtà che non riescono a ritagliarsi spazio persino in un giornale quotidiano locale, si devono commentare fatti incresciosi come l’aggressione subita dall’arbitro Riccardo Muto al termine di San Vincenzo-Porta a Piagge.
C’è sempre molto rammarico quando, all’interno di un sito come il nostro, completamente dedicato allo sport dilettantistico e fonte di informazione importante per tutte quelle piccole realtà che non riescono a ritagliarsi spazio persino in un giornale quotidiano locale, si devono commentare fatti incresciosi come l’aggressione subita dall’arbitro Riccardo Muto al termine di San Vincenzo-Porta a Piagge.
Inizialmente, il nostro sarebbe dovuto essere un editoriale nel quale trarre un primo bilancio dei campionati di calcio dalla Prima alla Terza Categoria, incentrato su un’analisi del rendimento delle squadre della Val di Cornia, ma ciò che è successo domenica scorsa sul campo sportivo della ridente città marittima rende doveroso commentare l’ennesimo fatto violento che si registra durante una partita dilettantistica.
Vivipiombinosport ha solo tre mesi di vita, è nato in contemporanea con l’inizio della Coppa Toscana di calcio, scattata la prima settimana di settembre, ma sino ad ora non ci era mai capitato di dover parlare di qualsivoglia episodio negativo occorso durante le partite svolte nei vari campionati livornesi.
In questo primo scorcio di campionato, il pubblico della Val di Cornia si è sempre distinto per la correttezza e per la sportività, per la passione e per il calore con cui ha seguito le partite della propria squadra di appartenenza, ed è per questo che l’aggressione subita da Muto a San Vincenzo diventa ancora più inspiegabile.
Su Vivigrossetosport, il sito omologo a Vivipiombinosport che tratta lo sport maremmano, ci è capitato più volte di criticare l’operato di un arbitro in occasione di una partita, sempre attenendoci il più possibile ai criteri di imparzialità e di obbiettività che dovrebbero caratterizzare l’attività giornalistica.
In questo caso, invece, il nostro sito vuole tendere una mano a favore di Riccardo, vittima di una violenza gratuita, ritrovatosi in una situazione a dir poco grottesca con l’unica "colpa", ma sarebbe meglio dire "vanto", di aver arbitrato attenendosi al regolamento dal primo minuto di gara fino al sesto concesso nel recupero della partita di San Vincenzo.
Il direttore di gara grossetano erge suo malgrado a protagonista di questa prima parte di stagione agonistica e questa triste vicenda suscita delle riflessioni amare ed inquietanti allo stesso tempo.
In Italia, si parla ormai da anni di eliminare le recinzioni che delimitano gli stadi, in nome di quel fair .play che troppe volte viene proferito senza saperne il significato appropriato ed è diventato un’accezione sempre più simile ad un luogo comune.
Ma tale opportunità di avvicinare i campi da gioco agli spettatori come può essere realizzata se neanche in un campo di Prima Categoria il pubblico riesce a tenere i nervi saldi e non ha ancora acquisito la consapevolezza che il calcio è solo uno sport e non un’occasione che diventa il parafulmine delle proprie frustrazioni quotidiane?
Mettiamoci nei panni del povero Riccardo: svolge un’attività che è più che altro un hobby domenicale, pone nel suo modo di arbitrare tutto l’entusiasmo tipico di un diciannovenne che si augura magari di calcare ben altri palcoscenici in futuro, sottrae il tempo libero a disposizione nel weekend ad una passione che lo pervade già da alcuni anni..
Le sue aspirazioni, i suoi desideri rischiano di essere troncati, o almeno ridimensionati, dalla follia di tre persone che al termine di una partita di Prima Categoria vogliono riparare con l’arroganza e la violenza un torto secondo loro subito ingiustamente. Ma si può chiamare "torto" un arbitraggio che è stato condotto fino all’ultimo seguendo i più rigorosi parametri regolamentari?
Le contusioni subite dallo sfortunato arbitro avranno bisogno di cinque giorni di prognosi per guarire, ma molto più lungo sarà il periodo in cui Riccardo porterà dentro di sé lo spavento, l’amarezza e il terrore per questa vile aggressione.
Alla vigilia di Natale ci sarà il responso del Giudice Sportivo in merito a questo deprecabile fatto: ciò che noi ci auguriamo è una punizione equa ed esemplare per i tre aggressori, che in nome di chissà quale infimo ideale non hanno fatto altro che infangare il titolo della loro società di appartenenza
Purtroppo, non è la prima volta che il panorama del calcio dilettantistico offre questi tristi spettacoli.
I campionati sono pieni di pseudo-dirigenti che si fregiano di tale epiteto per rappresentare le proprie società all’interno dei vari tornei, ma che poi, come successo a San Vincenzo, si rendono protagonisti per primi di avvenimenti incresciosi solo perché la loro attività dirigenziale è un prestanome per scaricare durante le gare le ansie e lo stress accumulati durante la settimana.
Affinché il calcio dilettantistico si purifichi da questi personaggi ambigui ci sarebbe bisogno, secondo il nostro punto di vista, della collaborazione fattiva della FIGC.
Troppo spesso vengono concessi tesseramenti facili a dirigenti locali, con la conseguente possibilità di assistere alla partita della propria Società all’interno del campo di gioco e con la concreta eventualità di rendersi protagonisti di contestazioni plateali e violente come nel caso dell’aggressione subita dall’arbitro Muto.
Un direttore di gara, per ottenere tale qualifica, deve seguire numerosi corsi e superare diversi test che possono comprovare in pieno la sua capacità di diventare a tutti gli effetti un arbitro ed entrare quindi a far parte dell’AIA.
Perché non istituire quindi, anche nel panorama dirigenziale del calcio dilettantistico, una serie di lezioni nel corso delle quali si miri a formare dei veri e propri dirigenti a livello locale, che abbiano piena conoscenza dei regolamenti a cui devono attenersi e conoscano alla perfezione tutte quelle normative federali ed arbitrali che regolano lo sport più praticato in Italia?
Certo, la nostra è soltanto una fantasiosa provocazione, ma sarebbe un primo passo importante per rendere il calcio dilettantistico quello che dovrebbe essere sempre: un passatempo in cui divertirsi e vivere con profonda convinzione i più sani valori agonistici.